Come prevenire le truffe agli e-commerce

Come prevenire le truffe agli e-commerce

In questo articolo vogliamo segnalarvi alcune strategie che i clienti fraudolenti utilizzano per truffare gli e-commerce, sfruttando alcuni cavilli del mondo digitale, che funzionano.

Il 2020 si è chiuso con un aumento degli acquisti online in Italia del 32% rispetto all’anno precedente, un dato molto importante per molte aziende, che si affacciano per la prima volta al commercio online.

In parallelo, tuttavia, sono sempre di più i negozi online che vengono creati ad hoc per cercare di trarre in inganno i consumatori. È bene quindi sapersi tutelare da eventuali venditori online truffaldini.

Se sei interessato all’argomento, qui puoi trovare le truffe più diffuse su Facebook.

Allo stesso modo, però, anche molti acquirenti potrebbero avere cattive intenzioni nei confronti dei novelli del mercato digitale, i quali potrebbero subire veri e propri attacchi fraudolenti.

Quali sono le principali tecniche per truffare gli e-commerce

Quali sono le principali tecniche per truffare gli e-commerce

I sistemi menzionati di seguito sono tutte tutele offerte agli acquirenti online, ma che vengono talvolta utilizzati in modo truffaldino da alcuni malintenzionati, che fanno leva sulla buona fede del legislatore.

In realtà, si trattano di sistemi di ingegneria sociale piuttosto semplici da attuare, soprattutto perché vengono fatti prevalentemente online e tipicamente senza dover esporre la propria identità.

1) Chargeback fraudolento

Un chargeback consiste nell’annullamento di una transazione avvenuta con carta di credito, effettuata attraverso un istituto bancario. È un meccanismo di protezione per i consumatori contro i commercianti fraudolenti.

In altre parole, è un procedimento che consente all’acquirente di richiedere un rimborso dell’importo totale speso per un acquisto tramite carta di credito. La richiesta viene effettuata direttamente presso la società che ha emesso la carta, tipicamente una banca.

I casi in cui può essere aperto un chargeback sono:

a) In presenza di operazioni fraudolente: questo comprende soprattutto il furto della carta di credito, che può essere utilizzata in modo fraudolento da colui che si è impossessato della carta;

b) Se l’importo addebitato è superiore rispetto a quello dell’acquisto: in caso di discrepanze tra prezzo di vendita e prezzo addebitato, l’acquirente può richiedere il rimborso totale della somma pagata.

In pratica, il caso più tipico per questo tipo di truffe è la falsa denuncia del furto della carta, la quale viene utilizzata per effettuare il maggior numero di acquisti nel periodo di tempo tra il “furto” ed il blocco della carta.

Inoltre, l’acquirente può aprire un chargeback fino a 13 mesi dalla data della transazione in estratto conto, il ché da molto potere nelle mani di un possibile compratore truffaldino, che ha a disposizione un lasso di tempo molto lungo per richiedere il rimborso degli acquisti effettuati.

Il venditore in questo caso può contestare il chargeback alla società che ha erogato la carta, fornendo tutta la documentazione probante la corretta erogazione del prodotto/servizio, in modo da tutelarsi e salvaguardare il proprio reddito.

Tuttavia, le banche ed istituti di credito molto probabilmente risolveranno la controversia a favore del proprio cliente, salvo casi eccezionali, il che rende molto facile per i truffatori far leva su questo sistema.

2) Ritiro destinatario errato

Questo sistema si basa sulla non curanza di molti corrieri che, presi dalle centinaia di consegne che devono effettuare ogni giorno, non si prendono la briga di consultare se effettivamente il destinatario è quello segnalato nel collo di spedizione.

Quanti corrieri ti hanno chiesto il documento d’identità prima di consegnarti il pacco? Questo vuol dire che posso effettuare un ordine a nome di Tizio Caio e ritirare a nome di Tizio Caio, anche se non sono Tizio Caio.

Questo accade soprattutto nelle spedizioni effettuate in condomini molto popolosi, centri commerciali oppure in luoghi dove coloro che ritirano possono presentarsi al corriere come destinatario del pacco.

Il trucco qui è che, solitamente, coloro che effettuano questo tipo di ordine fraudolento, forniscono un nome falso e lo ritirano (o lo fanno ritirare) sotto questo nome, per poi contattare il negozio online, sostenendo di non aver ricevuto alcun pacco!

In questo caso, l’acquirente ha diritto a ricevere il prodotto e perciò il venditore sarà costretto ad inviare gratuitamente un secondo prodotto, altrimenti rischia di ricevere una richiesta di chargeback che, come menzionato prima, si risolverebbe molto probabilmente a favore dell’acquirente.

3) Resi Amazon

Se sei un venditore Amazon alle prime armi, forse questo è il sistema che ti potrà interessare di più, poiché fa leva sulle lacune della logistica di Amazon e sulla totale centralità che Amazon pone sui propri clienti, a discapito dei venditori. Infatti, le politiche di Amazon sono notoriamente a favore dei clienti, i quali vengono esageratamente coccolati.

Dopotutto la visione di Bezos si è sempre basata su questo aspetto, trascurando il lato dell’offerta, lasciando di fatto tutti i rischi ai venditori, oltre che le ingenti commissioni che Amazon si trattiene dalla vendita.

Nota: questo metodo si applica agli oggetti venduti tramite la logistica di Amazon. Puoi vedere se chi ti spedisce l’oggetto è direttamente il venditore, oppure quest’ultimo si avvale della logistica di Amazon per spedire i propri prodotti.

Secondo le politiche di reso di Amazon, un acquirente ha a disposizione 30 giorni per restituire l’articolo acquistato senza doverne specificare il motivo, salvo che il diritto di recesso sia escluso dalla normativa applicabile, e conseguentemente ricevere il rimborso.

Ma questo periodo si estende però nel caso in cui si tratti di un reso per garanzia, che per legge è di 24 mesi. In questo caso, l’acquirente dovrà semplicemente comunicare ad Amazon che il pezzo è difettoso, anche quando non lo è, per ricevere il rimborso totale in tempi record.

Questo è possibile perché la logistica di Amazon (alla data in cui è stato scritto questo articolo) non si cura di controllare effettivamente se il prodotto sia difettato o meno, ma eroga il rimborso all’acquirente, prelevando direttamente dal conto del venditore l’importo pagato.

Il paradosso è che sarebbe ipoteticamente possibile restituire un oggetto acquistato 23 mesi prima, semplicemente dicendo ad Amazon che è difettoso, quando magari il vero motivo è che è diventato obsoleto.

Tecniche per evitare le truffe al tuo e-commerce

Tecniche per evitare le truffe al tuo e-commerce

Ovviamente non vogliamo insinuare che tutte le richieste di chargeback siano fraudolente, ma è buona pratica valutare bene l’acquirente, per non incappare nella malafede di alcuni. Dopotutto, è diritto di chiunque ricevere un rimborso per un acquisto nel caso di un vero furto di identità, ad esempio.

Alcuni acquirenti lasciano delle tracce che possiamo utilizzare a nostro vantaggio per scoprire le loro cattive intenzioni. Il primo consiglio è quello di effettuare delle ricerche per verificare l’accuratezza dei dati ricevuti, nel caso in cui il cliente risulti sospetto.

In particolare, gli aspetti che bisogna verificare sono:

a) Indirizzo e-mail e numero di telefono devono essere corretti: esistono diversi siti per verificare un indirizzo e-mail, tipo questo qui. Per quanto riguarda il numero di telefono, una chiamata può fare la differenza;

b) L’indirizzo di spedizione è preciso: la via, il numero civico devono essere corretti e non devono corrispondere ad una zona affollata, come un mercato o un centro commerciale, bensì un’abitazione, controllando su Google Street View;

c) Metodo di pagamento utilizzato: a seconda del metodo di pagamento possiamo intuire se l’ordine sarà fraudolento oppure no. Con carta di credito o PayPal il rischio di chargeback c’è, ma fortunatamente la maggioranza degli acquirenti è onesta. Il metodo più sicuro per evitare sorprese da entrambe le parti è il contrassegno;

d) Ordini multipli dello stesso articolo: spesso capita che i truffatori prendano di mira un oggetto, per il prezzo particolarmente alto, e la possibilità di poterlo rivendere facilmente una volta ricevuto il rimborso;

e) Ordini allo stesso indirizzo con carte diverse: questo metodo è assai frequente tra i truffatori che rubano i numeri delle carte di credito, utilizzando abili tecniche di phishing o fingendosi veri e propri funzionari bancari;

f) Controlla se ci sono stati tentativi di ordini precedenti: in questo caso, l’acquirente potrebbe tentare di effettuare l’acquisto ripetutamente, ma invano. Anche questo è un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Se questo articolo ti è piaciuto e ti ha aiutato a prevenire qualche truffa al tuo e-commerce, oppure se hai altri metodi da suggerire, ricordati di lasciare un commento e condividerlo. Grazie della lettura, alla prossima!


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