Come il coronavirus può essere un’opportunità?

Coronavirus un'opportunità per smart working

Smartworking e digitalizzazione

Con l’avvento del famigerato Coronavirus molte aziende e amministrazioni pubbliche, per non dover tener chiuse le proprie attività, hanno dovuto adeguarsi al cosiddetto “smart working”, al fine di tutelare la salute dei propri dipendenti e soprattutto delle comunità di cui fanno parte.

Per smart working si intende, come lo definisce l’osservatorio del politecnico di Milano, “quella filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. Insomma, si tratta di un modello organizzativo che stravolge il tradizionale rapporto tra dipendente e azienda.

Possiamo definire lo smart working come uno stile organizzativo rivoluzionario, che permette maggiore flessibilità ai dipendenti, i quali hanno la libertà e autonomia di scegliere luogo di lavoro, orari o pause (in seguito ad un accordo con il datore di lavoro), creando un modello che non si basa più sul quantitativo di ore accumulate nel corso dell’esercizio, ma si basa sui risultati e obiettivi raggiunti.

Questa pratica innovativa consente, perciò di responsabilizzare i dipendenti, i quali dovranno gestire al meglio il proprio tempo per garantire i massimi risultati nelle tempistiche prefissate in precedenza con l’azienda. Si tratta di un percorso di profondo cambiamento culturale che richiede un enorme impegno da parte di datori di lavoro, managers ed infine dipendenti.

Smart working in Italia

Smartworking in Italia: Com'è la situazione?

La pratica dello lavoro agile non è una novità in paesi come Danimarca, Svezia, Francia o Stati Uniti, i quali adottano questo stile organizzativo ormai da anni e, anzi, è incentivato dalle aziende per ridurre gli spazi in ufficio e soprattutto i tempi di spostamento casa-ufficio dei dipendenti.

Ma in Italia come siamo messi? Beh, da quanto riportato da un recente studio condotto da Eurofound e dall’Organizzazione mondiale del lavoro ("Working anytime, anywhere: The effects on the world of work"), siamo ultimi in Europa per diffusione di questa pratica, e siamo preceduti addirittura da Grecia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia ed Ungheria.

Ci si aspettava un po' di più da una delle più grandi potenze economiche mondiali, no?

Infatti, da quanto riportato dallo studio in Italia solo il 7% dei lavoratori (5% smart workers occasionali e meno dell’1% sono telelavoratori) ha accesso allo smart working, quando la media EU si aggira intorno al 17%.

In testa alla classifica europea troviamo paesi come Danimarca e Svezia, poi Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo, Francia e persino l’Estonia.

Ovviamente ci sono delle barriere che rallentano questo processo di “smartizzazione”, quali la sicurezza dei dati, la privacy e la governance aziendale, oppure i pregiudizi culturali, la paura che i dipendenti non lavorino con lo stesso impegno e il timore di attriti tra chi lavora in modo smart e chi no. Tutti questi fattori dovranno essere stravolti col tempo al fine di ottenere una nuova cultura aziendale, basato sulle performances e non più sul tempo passato in azienda.

Il grafico seguente mostra la percentuale di lavoratori che hanno accesso allo smart working in Europa:

Smart working in Europa

 

Il coronavirus come spinta al cambiamento

Gli effetti del coronavirus nel mondo del lavoro in Italia possono avere effetti positivi, incoraggiando le aziende ad adottare soluzioni organizzative più smart. Infatti secondo quanto riportato dal Sole24Ore, già il 55% delle aziende italiane sta già offrendo o pianificando di offrire ai propri dipendenti un orario di lavoro flessibile.

“Grazie” al Covid-19, per lo smart working, questa “è un’ottima occasione per passare dalla sperimentazione all’ordinarietà”, tentando di trasformare una situazione spiacevole in innovazione organizzativa.

I vantaggi dello smartworking possono essere molteplici, qui di seguito sono né riportati alcuni tra i più impattanti:

  • Meno stress per i dipendenti: questo è dato dal fatto che, in primis, i dipendenti non sono più obbligati a recarsi in ufficio, riducendo tutti i rischi legati al pendolarismo. Meno rischi per le strade, meno conflitti con i colleghi, meno costi per lo spostamento, più tempo da dedicare alle attività familiari o casalinghe sono tutti i vantaggi che offre lo smart working. Secondo il Corriere, ogni giorno si guadagnerebbero 89 minuti, che corrisponde al tempo medio impiegato dal lavoratore italiano, per recarsi al lavoro, oltre 7 giorni lavorativi all’anno.
  • Meno inquinamento nell’ambiente: con la riduzione degli spostamenti casa-lavoro, il calo degli agenti inquinanti è inevitabile, oltre al minor fabbisogno energetico delle aziende. Si calcola che per ogni cittadino si potrebbe evitare un impatto ambientale di 270 KG di CO2 all’anno, l’equivalente di 18 alberi per ciascun smart worker.
  • Più responsabilizzazione dei dipendenti: l’adozione del lavoro agile nelle aziende porta ad una responsabilizzazione del dipendente, il quale si sente investito di maggior fiducia e potere, rendendolo più felice e produttivo;
  • Più produttività aziendale: secondo una ricerca presentata dalla School of Management del Politecnico di Milano, i lavoratori agili in Italia garantiscono un aumento della produttività del +15%.

eLuxe e lo smartworking

Noi di eLuxe siamo sempre stati attivi nel prestare lavoro smart ai nostri dipendenti o collaboratori, perché crediamo nell’utilità sociale di questo modello organizzativo innovativo. Non lo facciamo per il Coronavirus, ma perché da sempre vogliamo creare un ambiente di lavoro ed una società migliore, e rendere la vita di persone, clienti e stakeholder più salutare.

Crediamo che questo modello di cultura aziendale abbia dei nobili fini sostenibili, non solo in termini di qualità dell’ambiente in cui operiamo, ma anche in termini di salute fisica e psicologica delle persone con cui entriamo in contatto ogni giorno.

Per questo spingiamo verso questo stile organizzativo, al fine di tutelare le persone e l’ambiente circostante, rendendo il mondo migliore di quando l’abbiamo trovato.

Grazie per la lettura!


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